È una fregatura perché…

Con il sistema contributivo tutti ci devono fare i conti, non solo i futuri pensionati con i requisiti pensionistici a breve o a lungo termine che sia, ma anche coloro che già in pensione ci sono, perché il rischio che un diritto acquisito possa essere strumentalizzato e fatto apparire come un privilegio è altissimo e la minaccia del ricalcolo delle pensioni già erogate viene agitata continuamente dai mass – media.

Quindi ci riguarda tutti!

Inoltre, l’obiettivo di accelerare l’applicazione del sistema di calcolo contributivo lo troviamo ovunque, (nelle norme per l’opzione donna, nelle proposte di anticipo pensionistico, nel ricalcolo per le pensioni d’oro, ecc..) anche laddove non sarebbe previsto dalle norme generali, ed ha come scopo ultimo quello di favorire i fondi privati nella gestione di un sistema misto che è più oneroso per i lavoratori a tutto vantaggio delle rendite finanziarie e di chi gestisce i fondi; è una realtà entrata nel dibattito politico non tanto per eliminare privilegi e distorsioni che pure si sono verificate durante il regime pensionistico retributivo, ma unicamente per espropriare altro valore al lavoro, cioè al salario differito, che corrisponde alle pensioni. E per farlo sono disposti a tutto, anche a raccontare le bugie sui costi pubblici della previdenza, quando, nella realtà il sistema previdenziale è in equilibrio, mentre è la spesa per i provvedimenti assistenziali che sono lievitati a dismisura, con la pretesa di finanziarli con le nostre pensioni piuttosto che con la fiscalità generale, come sarebbe logico.

In realtà il sistema contributivo non è per nulla equo e solidale, come già detto più volte, anche perché le variabili introdotte nelle formulazioni di calcolo sono tali da far perdere ogni riferimento in termini di giustizia, correttezza e stabilità al sistema pensionistico.

Un sistema che in generale riduce il valore delle pensioni, scollegandolo dal valore dei salari e da ogni sua dinamica contrattuale. Ma quello che è più grave è l’effetto che produce: cioè una divaricazione inaccettabile tra salari e pensioni, che nulla ha più a che fare con i principi costituzionali.

La pensione col contributivo si calcola così:

Montante contributivo X Coefficiente di trasformazione = Pensione lorda annua

Da notare che la pensione mensile si calcola dividendo la pensione lorda per tredici mensilità. Pertanto, la pensione percepita a dicembre non è una tredicesima vera e proprio, ma semplicemente un valore concentrato a fine anno, anziché essere corrisposto mensilmente nelle dodici mensilità (ma questo vale anche per le pensioni già erogate).

Le parole chiave del sistema contributivo sono:

1) montante contributivo

2) rivalutazione e tasso di capitalizzazione

3) coefficiente di trasformazione

ETÀDAL 2010
AL 2013
DAL 2103
AL 2016
DAL 2016
AL 2018
DAL 2018
AL 2020
574,4194,3044,2464,200
584,5384,4164,3544,304
594,6644,5354,4684,414
604,7984,6614,5894,532
614,944,7964,7194,657
625,0934,944,8564,79
635,2575,0945,0024,932
645,4325,2595,1595,083
655,625,4355,3265,245
665,6245,5065,419
675,8265,7005,604
686,0465,915,804
696,2836,1356,021
706,5416,3786,2 57
716,513

Calcolo montante contributivo Il montante contributivo è il capitale che il lavoratore ha accumulato nel corso degli anni lavorativi. Si tratta di un fattore determinante, alla base concettuale del sistema

del calcolo contributivo, che si differenzia appunto dal sistema retributivo proprio perché a centro del calcolo non c’è l’ultima retribuzione percepita dal lavoratore ma l’ammontare dei contributi previdenziali accantonati (solo virtualmente) dal lavoratore stesso.

In pratica è necessario:

– individuare la base imponibile annua (retribuzione annua per gli iscritti alle gestioni pensionistiche dei lavoratori dipendenti oppure reddito annuo per gli iscritti alle gestioni previdenziali dei voratori autonomi) corrispondente ai periodi di contribuzione obbligatoria, volontaria, figurativa,

da riscatto o da ricongiunzione fatti valere dall’assicurato in ciascun anno;

– calcolare l’ammontare dei contributi di ciascun anno moltiplicando la base imponibile annua per l’aliquota di computo del 33% in caso di lavoratore dipendente oppure per l’aliquota di computo del 20% in caso di lavoratore autonomo. Per i parasubordinati l’aliquota varia dal 17% al 27%;

– determinare il montante individuale dei contributi, sommando l’ammontare dei contributi di ciascun anno rivalutato annualmente sulla base del tasso annuo di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del Prodotto Interno Lordo (PIL), calcolata dall’ISTAT con riferimento al quinquennio precedente (con l’introduzione della variabile PIL, inizia la prima discrasia con il dettato costituzionale).

L’importo così ottenuto costituisce quindi il montante contributivo per i periodi maturati dopo il 31 dicembre 1995.

Tasso di capitalizzazione

La rivalutazione del montante contributivo su base composta deve essere effettuata al 31 dicembre di ciascun anno, escludendo i contributi dell’ultimo anno lavorato, e ha effetto per le pensioni con decorrenza dal 1° gennaio dell’anno immediatamente successivo”.

Il tasso annuo di capitalizzazione è dato dalla variazione media quinquennale del prodotto interno lordo (PIL) nominale, appositamente calcolata dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), con riferimento al quinquennio precedente l’anno da rivalutare. In occasione di eventuali revisioni della serie storica del PIL operate dall’ISTAT i tassi di variazione da considerare ai soli fini del calcolo del montante contributivo sono quelli relativi alla serie preesistente anche per l’anno in cui si veri ca la revisione e quelli relativi alla nuova serie per gli anni successivi.

Coefficiente di trasformazione

Una volta determinato il montante contributivo del lavoratore, manca l’ultimo tassello, quello decisivo. Perché proprio dal coefficiente di trasformazione dipenderà il valore assoluto della pensione.

Si tratta di una percentuale determinata attraverso una formula molto complessa e costituita dalle aspettative di vita e da altre variabili, costruita in modo tale da poter solo diminuire anche quando i fattori che la compongono potrebbero dare valori positivi, in quanto è stata proprio pensata con l’obiettivo di ridurre gli importi delle pensioni.

I coefficienti di trasformazione variano in modo crescente. sulla base dell’età anagrafica del lavoratore al momento in cui consegue la prestazione previdenziale, a partire dall’età di 57 anni no ai 70 anni (71 anni dal 2019). Maggiore è l’età del lavoratore, più elevati risulteranno anche i

coefficienti di trasformazione (le variabili introdotte entrano in contraddizione con la nostra Costituzione).

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