La storia della perequazione

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Le pensioni erano sempre state legati ai salari (legge dello stato sardo del 1772), poi nel 1973 ritennero più efficace legarle “in automatico” all’inflazione (legge 177, articolo 2) le cui regole tecniche dovevano essere scritte in un decreto da emanarsi entro tre mesi. Il decreto non venne mai, la legge dopo tre anni fu sospesa e successivamente abolita, dando così ai dirigenti dello stato modo di inventare il famigerato dato ISTAT con il paniere (quest’anno ci sono dentro i tatuaggi!!) e la perequazione fu data ogni sei mesi, portata poi a 12 da Amato e fatta sparire dalla Fornero.

IL CONTENZIOSO LEGALE

Molti Tribunali hanno riconosciuto “MANIFESTAMENTE FONDATA” l’incostituzionalità della legge 109/2015 con la quale Renzi anziché darci i nostri diritti riconosciutici dalla sentenza n° 70/2015 della Corte Costituzionale si è limitato a darci una misera mancia.

Tuttavia, i numerosi contenziosi si sono conclusi con una nuova e definitiva sentenza della Corte Costituzionale e il contenzioso continua perché il danno economico continua nel tempo, perché il mancato recupero del pregresso diventa permanente e continua ad avere effetti anche nel futuro e perché le vecchie pensioni hanno valori ridotti rispetto alle nuove con uno scarto che non può essere considerato ragionevole, creando disparità di trattamento a parità di condizioni lavorative non accettabili e palesemente illegittime.

Non è solo il danno economico che con questi illegittimi e ripetuti blocchi ci viene causato, quanto l’annullamento costituzionale della pensione che, come recitano le sentenze della Corte (art. 38), “DEVE SEGUIRE IL COSTO DELLA MONETA PER TUTTA LA VITA”. La nostra opposizione a questa legge ed ai partiti che l’hanno sostenuta è totale come totale è il nostro impegno sia legale che politico per la difesa dei diritti che la Costituzione ci riconosce.

Sul piano legale ribadiamo il nostro impegno a tenere aperto il contenzioso con riscontri anche positivi che non possono sempre infrangersi sulle sentenze della Corte Costituzionale che ha cambiato orientamento proprio negli ultimi anni, contraddicendo i pronunciamenti precedenti.

Sul piano politico bisogna prepararsi a tante iniziative, a tante assemblee, a tante manifestazioni, ad incontri, ad alleanze per pesare socialmente anche nei confronti della Corte Costituzionale sulla cui indipendenza da qui in avanti abbiamo molti dubbi.

L’apertura del tavolo delle trattative a seguito anche delle  mobilitazioni dei pensionati e dei lavoratori attivi  è ancora in corso, anche se gli esiti non appaiono per nulla confortanti anche a causa dell’assenza di una strategia comune e adeguata al livello dello scontro; anche i sindacati sembrano non voler contrastare il concetto di fondo che sorregge l’impalcato pubblico – privato del “nuovo sistema pensionistico”; cioè: l’estensione del sistema di calcolo contributivo e sul parallelo sostegno alla pensione integrativa.

Dovremo dedere tutti assieme come farci vedere e sentire perché lo scontro non è più sul diritto (ne abbiamo troppo) ma sul potere e se loro suoneranno le loro trombe noi dobbiamo con forza e con durezza suonare le nostre campane.

DIFENDEREMO FINO IN FONDO IL DIRITTO ALLA PEREQUAZIONE NON SOLO PER NOI ED I NOSTRI FIGLI, MA ANCHE PER LA DIFESA DELLA COSTITUZIONE.

Perequazione 2020 Definitiva

IMPORTI LORDI DELLA PENSIONE PERCEPITA
PERCENTUALE DI INCREMENTO
Fino a 4 volte l’importo minimo pensionistico pari a 2052
100% di 0,40
Fino a 5 volte l’importo minimo pensionistico pari a 2565
77% di 0,40
Fino a 6 volte l’importo minimo pensionistico pari a 307852% di 0,40
Fino a 8 volte l’importo minimo pensionistico pari a 410447% di 0,40
Fino a 9 volte l’importo minimo pensionistico pari a 461745% di 0,40
Oltre a 4 volte l’importo minimo pensionistico40% di 0,40

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